Telese Terme (BN) – rovine di Telesia e la Telesis Nova normanna

Della presenza, nel sito oggi occupato da imponenti rovine, di Telesia non si hanno notizie anteriormente alla fine del III secolo a. C.: la gran parte degli studiosi che si sono occupati della storia e dell’archeologia del territorio della valle del Volturno, ipotizzano senza difficoltà la preesistenza di un abitato sannita, nella stessa zona, abitato guardato e difeso dalle vicine fortificazioni megalitiche di Monte Acero. Il toponimo TULOSIOM del centro preromano è testimoniato su alcuni vasi ceramici rinvenuti in scavi archeologici. Ma è solo in seguito alla occupazione di Annibale del 217 a. C. e al successivo intervento di Quinto Fabio Massimo del 214 che la storiografia latina cominciò ad occuparsi della città. Essa sorgeva all’estremità nord-orientale della vasta piana compresa tra il Taburno e il Matese, in prossimità della confluenza del Calore nel Volturno, in un luogo strategicamente assai rilevante per il controllo delle strade di comunicazione per il Sannio. Conquistata la Campania dai Romani, Herculea Telesia, come la città fu ribattezzata, dall’età sillana ospitò una colonia. I resti dell’abitato antico sono oggi nel territorio comunale di S. Salvatore Telesino, purtroppo ancora sconosciuti e in gran parte da scavare e studiare. La città romana era completamente circondata da mura per un perimetro di circa 2,5 km, con cortine murarie rettilinee in opus reticolatum, interrotte a distanza irregolare da torri a base quadrata e aperta da 4 porte. All’interno la pianta su schema rettangolare (circa 400 m x 450 m) era suddivisa in 44 insule. Sono stati individuati a tutt’oggi, oltre alle mura, i resti di un teatro, di un anfiteatro, del foro e delle terme. Un acquedotto, documentato attivo fino al 1775, serviva la cittadina, collegata al Lazio inferiore da una diramazione della via Latina.

Sede vescovile dal V secolo, con la conquista longobarda, Telesia divenne sede di un gastaldato, prima, e di una contea dal 758. Nel contesto delle lotte intestine al Ducato di Benevento, nel 847 truppe musulmane al soldo del longobardo Radelchi distrussero la città antica. Il terremoto del 848 e un successivo saccheggio saraceno del 860 spopolarono definitivamente Telesia che risorse, su iniziativa del conte Maielpoto, poco distante, in luogo più munito, circondato dai torrenti Grassano, Truono e Portella. Alla cattedrale di Telesis Nova, l’abitato di fondazione longobarda, appartengono i pochi resti architettonici a lato di Via Nazionale e il grande campanile normanno a tre livelli, che conserva nel basamento elementi romani di spoglio. Passata la contea ai Normanni, la città subì l’incendio di Tancredi di Lecce nel 1193 e fu definitivamente abbandonata a seguito del terremoto del 1348 (più propriamente uno “sciame sismico” con scosse ininterrotte dal 22 gennaio al 9 settembre) , che la distrusse interamente e che provocò l’affioramento dal colle Pugliano, delle polle di acqua sulfureo carbonica alcalina per secoli ritenuta nociva e malsana.

Trasferitasi la sede comitale a Solopaca e Rocca S. Salvatore, allontanatosi anche il Vescovo e la Curia (prima a Faicchio, S. Salvatore, Guardia e definitivamente a Cerreto), pur conservandosi memoria delle due città, la zona divenne territorio agricolo. Nel 1714, anno di pubblicazione di un trattato di Lionardo da Capua in merito, furono chiarite le proprietà curative delle acque ma solo dal 1822 si installò un primo stabilimento termale, conteso dai territori dei paesi viciniori. Nel 1883 sorse lo stabilimento Minieri con il lussuoso Gran Hotel omonimo e la cittadina cominciò una brillante espansione demografica e urbanistica che nel 1934 fu riconosciuta dallo Stato sancendo il distacco dal territorio di Solopaca e l’istituzione del Comune di Telese Terme.

Testo: Pietro Di Lorenzo

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