Sant’ Arpino (CE) – Palazzo Sanchez de Luna

La famiglia Sanchez de Luna d’Aragona giunse in Sant’Arpino (fino ad allora in possesso dei Carafa) nel 1569, grazie all’acquisto perfezionato da Caterina Martinez de Luna, moglie di Alonso Sanchez, già tesoriere del regno (carica della famiglia da quattro generazioni, resa ereditaria dal 1525 e detenuta fino al ’64), barone (dal 1564) e poi marchese di Grottole (dal 1574). Il palazzo fu costruito distruggendo l’antica chiesa di S. Elpidio (ne restano tracce al di sotto del cortile), di cui fu lasciata memoria in tre lapidi ancor oggi murate nel palazzo. Il palazzo restò ai Sanchez (baroni di S. Arpino dal 1607 e poi duchi dal 1678) fino al 1825, quando, col titolo nobiliare, passò, per matrimonio, ai Caracciolo di S. Teodoro. Dal 1903 al 1932 fu di Giuseppe Macrì (già sergente al seguito di Garibaldi e poi tenente del Regio Esercito Italiano) che lo donò al Comune. Dopo lunghi ed attenti restauri, ancora in corso, il palazzo ospita la sede di rappresentanza del Comune, la Biblioteca e il Museo Civico (con reperti provenienti dall’antica Atella). L’edificio, di impianto tipicamente tardo-rinascimentale, si sviluppa su tre livelli su una pianta a C intorno alla corte centrale una volta aperta sul vasto giardino (solo in parte conservato). La chiusura della corte fu realizzata nel 1798 (nozze tra il 6° duca, Alonso, con Maria Giovanna D’Avalos), erigendo il loggiato. Il bellissimo portale bugnato in piperno è affiancato da due colonne che sorreggono l’unico balcone della facciata. Alle finestre dalle cornici bugnata del piano terraneo si contrappongono quelle del piano nobile, meno severe. Sovrasta la facciata lo stemma di Alonso Sanchez de Luna (fine ‘700); un altro stemma è riprodotto anche ad affresco nella volta a botte dell’atrio d’ingresso (fine 1500). Dell’antica configurazione rinascimentale resta il coronamento ad archetti su beccatelli in piperno delle facciate del cortile e la struttura della scala principale. Di grande interesse i resti degli affreschi di fine ‘700 (in particolare l’allegoria del duca e le carte decorate applicate sui soffitti in legno (forse primi del ‘700).

Testo: Pietro Di Lorenzo

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