San Tammaro (CE) – Chiesa Parrocchiale

Tammaro, ritenuto di origine africana, fu vescovo di Benevento nel V secolo; morì eremita a Villa Literno. Il paese e la chiesa parrocchiale gli sono dedicati. Questa fu costruita in epoca remota non facilmente individuabile. Negli atti della visita pastorale dell’ 8 maggio 1875 si fa riferimento ad un istrumento dell’ anno 778, con il quale Arechi II (758- 788 ) principe di Benevento avrebbe fatto dono al monastero di S. Vincenzo al Volturno di alcune “corti “ (terreni e coloni) “nel vico che dicesi a S.Tammaro nel territorio di Capua“. Ma nel documento non si fa alcun cenno alla chiesa.

Le Rationes Decimarum degli anni 1326 e 1327, fanno riferimento alla chiesa chiamandola una prima volta (1326) ecclesia S. Thamari, citando quale suo beneficiario l’abate de Antiniano. Nelle medesime fonti si trova il riferimento ad una cappellania S. Thamari o S. Tammari, della quale era beneficiario un presbitero di nome Capuano. Sulla base di tali inoppugnabili documenti si può ritenere, con una buona dose di certezza, che la chiesa sia stata edificata, indubbiamente su una preesistente edicola o cappellina votiva eretta in onore di S. Tammaro, tra la seconda metà del XII secolo e i primi decenni del XIV. D’altra parte gli studi che il prof. Giancarlo Bova di Santa Maria Capua Vetere va conducendo da anni, con lodevole solerzia e rara competenza, sulle pergamene della Chiesa di Capua, ultimamente non solo hanno confermato il nostro fondato convincimento, ma hanno gettato maggior luce sulle origini del sacro edificio, che dovette essere ampliato dopo il 1309 dal munifico conte di Altavilla Bartolomeo de Capua (1248-1328), logoteta e protonotario del regno sotto Carlo II (1285-1309) e Roberto (1309-1343); come pure si viene a sapere che il precedente tempietto di S. Tammaro nel nostro paese può essere fatto risalire agli anni tra il 1057 e il 1059. La facciata è rivolta ad Est. E’ rivestita di semplice intonaco e si ispira a forme provinciali e tarde di stile neoromanico ottocentesco. La chiesa è a croce latina con tre navate, che confluiscono in un ampio e luminoso transetto. L’interno, appare in stile tardo-barocco con ricchi stucchi e con qualche episodio di gusto neoclassico. All’ingresso principale fa da volta la cantoria con un’imponente balconata, che risale alla prima metà del XIX secolo, quando fu ricostruita per sostituire la precedente del Settecento, più piccola, che a sua volta aveva rimpiazzato il fatiscente organo originario sospeso ad un arco a sinistra. La navata centrale, è coperta da un cassettonato ligneo suddiviso in sedici riquadri di varia misura, finemente decorati con cornici e rosoni in rilievo indorati, e con putti e festoni pitturati, recante cinque dipinti della volta (i profeti Isaia, Geremia e i re profeti Davide e Salomone; al centro la Madonna della Libera con S. Tammaro e S. Francesco d’Assisi). Il soffitto e le tele possono datarsi agli anni tra la fine del ‘600 e il primo decennio del ‘700. Ai pilastri vicini all’ingresso sono due acquasantiere del XVIII secolo. La cupola è arricchita da stucchi e reca l’iscrizione datata “HIC QUI PETIT ACCIPIT MDCCXXXXI” (In questo luogo chiunque chiede riceve. 1741). L’area presbiteriale negli anni Settanta del secolo XX fu notevolmente manomessa con l’abbattimento del tempietto settecentesco con l’icona su parete della Madonna della Libera e lo smembramento dell’antico altare marmoreo della balaustra e l’apertura di un finestrone absidale. Nel corso dei restauri del 1990 fu realizzata l’attuale sistemazione. Il Crocifisso è opera contemporanea di Paul Moroder Doss di Ortisei; alle pareti due tele raffiguranti la Madonna delle Grazie (o del Purgatorio del XVII sec.), e l’ Immacolata Concezione (XVIII secolo). L’altare maggiore è stato ricomposto con i frammenti superstiti. L’ampio e luminoso transetto ha le volte a botte ornate di ricchissimi stucchi, ospita gli altari della Madonna del Rosario (statua lignea della Madonna del primo decennio del Settecento) e di S. Tammaro (statua lignea del santo Protettore, collocabile tra il 1635 e il 1672). Le due navati laterali, simili tra loro e con volte a botte, nella struttura e nelle decorazioni si presentano molto più semplici rispetto al resto della chiesa. Ognuna di essa è separata da quattro archi poggianti su relativi pilastri polistili dalla navata centrale e dal transetto. Sulla porta di accesso della sacrestia è collocato un dipinto su tela di S. Nicola di Bari (XVII-XVIII secolo). Dalla navata sinistra e dal transetto si accede alla cappella della Madonna della Libera, che dal 1990 è anche cappella del SS. Sacramento. E’ in stile neoclassico, a croce latina, e risale ai primissimi anni del Novecento; fu costruita sul sito della sagrestia antica per custodire la venerata immagine della Madonna.

Testo: Pietro Di Lorenzo
Ricerca storica: parroco Rev. Felice Provvisto

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