San Salvatore Telesino (BN) – Abbazia del Salvatore

Non si conosce la data di fondazione dell’abbazia benedettina del Salvatore. Essa sorse ai piedi del monte ove è la rocca, probabilmente già dal X secolo, in un luogo più appartato ed elevato sia rispetto alla Telesia romana (in cui si era insediato il gastaldo longobardo) sia rispetto al sito in cui sorgerà la Telesis Nova normanna (nell’attuale Telese Terme). L’importanza dell’abbazia fu notevole anche in virtù del ruolo territoriale, a guardia della vallata telesina e a controllo della strada che da Roma portava a Benevento. Degli abati di cui si tramanda il nome, il più celebre è Alessandro (detto Telesino), vissuto nel sec. XII, noto per aver scritto il “De Rebus gestis Rogerii Sicilie, dedicato a Ruggero II d’Altavila, re di Sicilia. Estesi furono i possedimenti dell’abbazia, come risulta dalla Cancelleria Angioina (tra essi S. Salvatore di Telese, Castelvenere, Alviglianello). Tra i suoi illustri ospiti, oltre a re Ruggero, si annoverò S. Anselmo d’Aosta, arcivescovo di Canterbury, nel 1098 (anche se, in quest’ultimo caso, potrebbe esserci un dubbio, esistendo anche su M. Maggiore una abbazia intitolata al Salvatore). Il monastero fu soppresso nel 1518 e trasformato in commenda a beneficio dei Monsorio, signori di S. Salvatore. Già nel corso del sec. XVI la chiesa fu abbandonata e il monastero trasformato in masseria; l’incuria ed i danni dei frequenti terremoti fecero il resto. L’impianto originario del complesso sorse sul modello di Montecassino, mutuando dalla casa madre anche l’atrio antistante la chiesa (scomparso). Oggi, almeno i volumi architettonici della chiesa sono stati quasi completamente ripristinati, restituendo alla lettura anche la navata principale, dall’aspetto sostanziamente quattrocentesco, e le navate laterali, su cui si aprono ancora le monofore medievali. Nel pilastro sinistro, più vicino al presbiterio, è una lapide romana con un frammento di iscrizione. La parte absidale, tipicamente romanica campana, reca anch’essa gli evidenti interventi rinascimentali, probabilmente resi urgenti per riparare i danni del grande terremoto matesino del 1456. Delle ricche e preziose decorazioni scultoree e pittoriche resta pochissimo ma di notevole pregio, come gli affreschi nell’abside destro (testa di un santo del sec. XII e S. Scolastica del sec. XIV), le decorazioni geometriche dell’abside maggiore, il frammento di santo eremita (forse S. Antonio Abate) dell’abside sinistro (sec. XIV). Di grande suggestione la cripta, che ripete la planimetria triabside del livello superiore e che è collegata con una vasta galleria interrata al cosiddetto pozzo di S. Anselmo.

Testo: Pietro Di Lorenzo

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