San Clemente (CE) – Palazzo Daniele

Il casale di San Clemente appare citato già nella bolla di Senne (1113). Il palazzo Daniele sorse sicuramente prima della fine del secolo XVII. Infatti, sulla chiave dell’arco in pietra calcarea che dà accesso al cortile è scolpita la data 1685. Al di sopra del portale è lo stemma della famiglia Pagano, proprietaria dell’edificio che, probabilmente, già doveva esistere nel secolo XVI. Infatti, a quel periodo è databile l’iscrizione latina su marmo che attesta la proprietà del palazzo da parte di Giovanni Pagano e Clizia Della Ratta (di un ramo collaterale di quello che tenne la contea di Caserta fino al 1511). L’intero edificio è un importante esempio di villa gentilizia, risistemata nel diciottesimo e diciannovesimo secolo inglobando il cinquecentesco nucleo. La struttura è a corte ma i corpi di fabbrica principali, quelli residenziali, si sviluppano a L, su due alzati. Il prospetto principale lungo la strada, ortogonale a quello dell’accesso, mostra finestre, non allineate, contornate da cornici in stucco e da timpani curvilinei recanti delle valve di conchiglia. Al piano terraneo di quest’ala è la cappella, dedicata a S. Antonio abate, costruita dalle fondamenta da Marco Pagano nel 1673 (iscrizione sul portale di accesso dalla strada) e restaurata nel 1738 da Domenico Daniele. Attualmente appare a navata unica, con due campate concluse dal presbiterio quadrato coperto da cupola emisferica. Restano i due vani degli altari laterali con cornici in stucco arricchite da volti di cherubini. Il cortile, pavimentato in pietra calcarea, era elemento fondamentale della classica casa rustica della pianura campana; lungo i suoi lati si sviluppavano anche gli ambienti di servizio (stalla, porticati per deposito dei prodotti agricoli, cantine etc.). Il portale di accesso al corpo residenziale è sull’ala ortogonale alla facciata, al di sotto di un portico, ricavato in aggetto rispetto all’edificio e preceduto da una scala. Resta un portale a stucco sovrastato da un oculo. In asse con questo accesso è il viale principale del giardino. Dal portico parte la scala principale, coperta a botte, che ancora mostra quattro ampi oculi ovali in stucco e tracce di affresco. Il piano superiore conserva ancora tracce di decorazioni parietali. Fu la dimora di Francesco Daniele, illustre storico, antiquario ed epigrafista vissuto nel XVIII secolo, che proprio in questa casa allestì un museo epigrafico, passato alla sua morte nelle collezioni archeologiche reali. Dai Marzano, eredi dei Daniele, il palazzo è pervenuto alla Fondazione “Teresa Musco” nel 1996.

Testo: Giovanna Daniele

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