Caserta (CE) – Teatro Comunale

Come è noto, Carlo di Borbone ebbe l’idea di costruire una magnifica reggia affiancata da una città pianificata, da destinare a nuova capitale del regno. E, puntualmente, Vanvitelli realizzò progetti per l’una e per l’altra. Ma se del palazzo reale gran parte dell’idea progettuale è oggi visibile perché attuata, della città nuova (da affiancarsi al borgo di Torre, nucleo della Caserta medievale e rinascimentale nel piano) nulla fu realizzato. E insieme alla città fummo privati di un grande teatro barocco pubblico. Ciò anche perché, su ordine del re, Vanvitelli realizzò (modificando i disegni originari e quelli della prima edizione a stampa del 1756) il Teatro “Domestico” di Corte nel palazzo. Il teatro pubblico Vanvitelli lo aveva previsto dove oggi è il distretto militare (viale Douhet) e disegnato come un grande edificio rettangolare. Solo nell’Ottocento si decise di realizzare un teatro pubblico, nel luogo attuale. La scelta del sito non fu delle più felici per le dimensioni ridotte e la forma del terreno disponibile, non altrimenti ampliabile anche perché limitato da un lato dal Municipio. La sala casertana fu la prima di quelle campane direttamente ispirate ad alcune soluzioni adottate da Antonio Niccolini nel 1816 per la ricostruzione del San Carlo di Napoli. In particolare, dal teatro napoletano il teatro comunale mutuò le decorazioni del palco reale e la cassa armonica ricavata al di sotto dell’orchestra. Non fu seguita invece l’esperienza del Niccolini nella scelta di una pianta ellittica (evidente nella pianta di Caserta del 1857, a cura del Reale Officio Topografico), nei tre ordini di dieci e nella angusta soluzione della facciata (non in asse con la sala). Progettista fu Gaetano De Lillo (membro di una famiglia di architetti impegnati in altre opere casertane) che iniziò i lavori nel 1825. Dopo la sospensione nel ’27 e l’intervento dell’architetto Filippo Giuliani, l’inaugurazione avvenne nel 1830: L’intitolazione fu alla regina Isabella di Borbone-Spagna, seconda moglie di Francesco I e finanziatrice del completamento dell’opera. Il re donò 4 colonne e un “passo” di terra per ampliare il palcoscenico. Dopo l’Unità il teatro fu intitolato a Cimarosa. Nell’aprile del 1895 vide il debutto nella lirica di repertorio di Enrico Caruso (Cavalleria Rusticana e Faust). La facciata con quattro colonne (distrutta dall’ultimo restauro) fu rifatta alla fine dell’Ottocento, Il teatro non dovè essere di grande soddisfazione se nel piano regolatore del 1920 (stilato da Vincenzo Memma) si previde (ma non se ne fece nulla) un grande teatro nell’isolato delimitato tra le via S. Giovanni, S. Agostino, Iolanda Margherita (attuale Mazzini), Redentore. Chiuso per lavori nel 1986, è stato riaperto nel 2002, completamente ammodernato nei servizi, nella facciata e nei decori.

Testo: Pietro Di Lorenzo

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