Pietramelara (CE), palazzo ducale

Il palazzo ducale costituisce l’episodio architettonico dal volume più rilevante e imponente di Pietramelara, assolutamente fuori scala rispetto al contesto urbano e, forse, persino a quello naturale. Caiazza ha correttamente supposto l’ideazione e la nascita del palazzo nel contesto dell’addizione rinascimentale al borgo di impianto normanno voluta da Giovanna Berardi di Celano. La contessa promosse la realizzazione del convento di Sant’Agostino (suo lo stemma sulla facciata laterale), la porta fortificata a varco delle nuove mura (distrutta nel 1943) e pianificò la realizzazione di un piccolo edificio residenziale nel sito attuale, secondo un piano urbanistico centrato sulla strada extramurale al borgo da san Rocco a Sant’Agostino in cui anche la chiesa dell’Annunziata ebbe un suo ruolo.

Suo figlio Nicola (che mutò il cognome del padre Sergio da Brunforte in Monforte) probabilmente iniziò la realizzazione di un primo edificio palaziale certamente assai diverso per dimensioni e struttura e del quale, a mio sommesso parere, nulla resta nell’attuale. Infatti, il palazzo oggi visibile si attesta come la più compiuta realizzazione di metà 1500 in Terra di Lavoro, età a cui va datato, visto che nel 1546 lo si dice di recente costruzione, ancora incompleto e non abitato. La pianta, la facciata, la natura e la forma delle cornici delle finestre, il coronamento ad archetti su mensole in tufo grigio, la scala e i portali interni sono tutti indizi concordi dell’ideazione secondo un progetto unitario (come intuito da Caiazza). La struttura architettonica e lo stile collocano progetto e realizzazione tra 1540-50, il che è supportato anche da ragioni feudali. Infatti, questi furono gli anni finali del possesso di Lucrezia Arcamone (signora di Pietramelara almeno dal 1543, moglie di Annibale conte di Altavilla almeno dal 1513), del passaggio a suo figlio secondogenito Giovanni Tommaso Di Capua (forse signore dal 1546 o da poco dopo) e ad Andrea (figlio di Giovanni Tommaso, signore dal 1562). In ogni caso, l’altissima qualità del disegno e della realizzazione si giustificano solo la potenza culturale, politica ed economica degli Arcamone e ancor più dei Di Capua. Ancora da ricostruire con precisione sono i passaggi del feudo (e le probabili modifiche decorative al palazzo) dai Giovene (forse ai primi del 1600), ai Di Palma (per matrimonio di Eleonora Giovene con Giovanbattista, nel 1739), fino all’acquisto (1775, titolo ducale dal 1783) di Vincenzo dei Caracciolo di San Vito col titolo ducale.

Proprio agli anni immediatamente successivi al 1775 potrebbero datarsi i restauri decorativi all’appartamento ducale, che trovano paralleli nelle coeve dimore borghesi e nobiliari a Caserta (San Clemente) e nei dintorni (Capodrise, Casapulla). Si segnalano le bellissime cornici affrescate con finte architetture contenenti scene di paesaggi dipinte in oculi alternati a grandi rocaille (che fanno da sfondo a vasi, nelle prime due sale; i grandi oculi e i timpani mistilinei nella saletta contigua alla splendida alcova lignea ancora arricchita da tracce di carta da parato a fiori. Certamente del 1788 è lo stemma dei Caracciolo di San Vito affrescato nel primo vano terraneo a destra dell’ingresso principale (non visitabile) e, probabilmente, quello simile ma più grande e fastoso dipinto nella volta dell’atrio di accesso alla corte. Il grande salone di ingresso nell’appartamento si colloca sulla facciata principale, al di sopra dell’atrio. Forse originariamente non così alto, fu completamente ridecorato in stile neomedievale, forse nel 1820-30.

Testo e immagini: Pietro Di Lorenzo (lulgio 2019)