Montesarchio (BN) – Chiesa di S. Maria delle Grazie

La chiesa è parte di un complesso conventuale francescano, ancora oggi affidato ai Minori, ubicato immediatamente al di sotto della rupe su cui si erge il castello, al margine superiore dell’abitato di Montesarchio, ed all’estremo di Latonuovo. La localizzazione, su un pendio decisamente scosceso, e la probabile necessità di rendere la struttura difendibile (probabilmente perché ubicata all’esterno delle mura), imposero una realizzazione impostata su grandi muraglie scarpate in pietrame calcareo irregolare, in qualche caso, come nel prospetto del convento verso la valle, arricchita da mensole e beccatelli quattrocenteschi. E’, infatti, al 1480 che risale la fondazione del complesso, commissionato da Carlo Carafa, proprio in quell’anno nominato conte di Montesarchio. La struttura è quella tipica per le chiese campane rinascimentali quattrocentesche. Si accede alla chiesa attraversando un portico ad arco (in piperno) su pilastri semicircolari, una volta illuminato sul fianco sinistro (quello verso la valle) da due monofore, oggi tompagnate. Al di sotto è un bel portale rinascimentale, architravato e lunettato, tipicamente quattrocentesco, che mostra segni di smontaggio ma che sembra coevo alla fondazione della chiesa. Posteriori potrebbero essere i pilastrini laterali e il decoro sommatale. Nella lunetta, semicircolare, è un affresco rinascimentale (metà sec. XVI), di fattura provinciale, raffigurante la deposizione dalla croce. Immediatamente alla destra del portico di ingresso alla chiesa, e completamente comunicante con esso, è il portico antistante alla Confraternita di Santa Maria, anch’esso arricchito da un portale rettangolare rinascimentale in pietra (esemplato su quello della chiesa) ma differente volumetricamente da quello della chiesa perché a due livelli, di cui il superiore chiuso tranne una piccola finestra rettangolare centrale. L’architrave, sorretto da mensole scolpite, reca l’iscrizione “AD 1554”, e le imposte sono in legno e coeve. Ai lati ed al di sopra sono tre finestre di forma mistilinea (quelli laterali) ed ellittica (quello superiore). La lunetta, semicircolare, reca un affresco raffigurante la Vergine; lo sguancio della ghiera della lunetta è affrescato a grottesche, coeve al portale ed all’affresco. La chiesa è a navata unica, oggi coperta con una ampia volta a botte (che sostituì la capriata tipicamente presente in questi casi) a sesto ribassato, che sembra impostata nel Settecento (MDCCXCV si legge nel cartiglio al di sopra dell’arco trionfale), con le unghie formate dalle finestre e le belle cornici in stucco, ricavate nella volta; il tutto è stato pesantemente restaurato nel Novecento. Alla parte destra della controfacciata sono i resti di un sarcofago quattrocentesco, a cassone. L’altare maggiore, in forme di imitazione settecentesca, in marmi, sorregge un tempietto marmoreo contenente la nicchia con la statua della Vergine. Sulla parete sinistra della navata è una bella tela (databile intorno alla metà del ‘700) raffigurante l’Annunciazione, di buona fattura, impostata su modelli solimeneschi, in qualche punto ritoccata malamente; nell’angolo sinistro è il blasone del committente, non identificato. Immediatamente prossima, ma sulla parete sinistra dell’arco trionfale è una interessatissima tavola manieristica, purtroppo resecata, raffigurante il Battesimo di Cristo, di sfolgorante cromia, riferita all’ambito di Giovan Battista Lama, anch’essa purtroppo ritoccata. Gustoso il particolare dei pescatori intenti a tirare a riva le reti e le architetture poste sulla stessa riva. L’opera pittorica più importante conservata è ciò che resta (Madonna col Bambino ed angelo, con S. Francesco) di un bellissimo polittico rinascimentale, attribuito a Stefano Sparano (attivo fino ai primi decenni del ‘500), già perfettamente aggiornato sulle scoperte cromatiche, plastiche e volumetriche del rinascimento romano e dell’Italia Centrale. La meravigliosa coesistenza nella stessa opera di spunti moderni e di richiami ostinatamente arcaici (quale il fondo oro, le aureole su essa impresse ad incisione e rilievo, la cornice in stucco ad arcate dentellate etc.) ne fanno un’opera di grande fascino. Ai piedi delle Vergine è una chiesa. Una ultima opera, anch’essa di notevole pregio, è conservata sull’altare maggiore della confraternita di S. Maria, intercomunicate con la chiesa. La cornice marmorea, secentesca, circonda una Immacolata Concezione (ispirata ai modi napoletani degli anni centrali del Seicento), con i relativi attributi illustrati da cartigli.

Al convento si accede percorrendo una rampa scoscesa, che fiancheggia il lato sinistro della chiesa e che termina davanti ad un portale, quasi fortificato, in quanto profondamente incassato nel prospetto. All’interno, è un piccolo chiostro quadrangolare, su colonne e pilastri, ad arcate, con diversi elementi architettonici scolpiti. Lo snello campanile, a tre livelli rettangolari, coronati da un cella campanaria ottagonale, coperta con un’alta piramide, è impostato al termine del fianco destro della chiesa, a ridosso della rupe.

Testo: Pietro Di Lorenzo

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