Maddaloni (CE) – Chiesa dell’Annuziata

La chiesa maddalonese non ha più l’aspetto gotico dell’edificio originario (fondato nel 1318) pur conservandone in gran parte la planimetria. Nel 1499 l’Università locale cedette alla pressioni dei Carafa che vollero istituirvi un Convento Domenicano. Le modifiche più importanti furono apportate nel 1605, su commissione del duca Marzio I Carafa, con il ribaltamento dell’orientamento della chiesa, la costruzione delle due grandi cappelle del transetto e l’apertura delle sei cappelle, tre per lato, nella navata. L’apparato decorativo complessivo attuale, pittorico e scultoreo, completato nel volgere del secolo XVIII, ha comunque conservato opere d’arte dal gotico al rococò.

La facciata della chiesa, realizzata nel secolo XVIII, nel richiamo di elementi decorativi ancora barocchi in un contesto già neoclassico, si palesa chiaramente ispirata al linguaggio architettonico di Luigi Vanvitelli, pur cogliendone solo gli aspetti più superficiali. L’atrio, che occupa totalmente la parte inferiore della facciata, prelude ad un interno a navata unica, con cappelle laterali, illeggiadrito da stucchi settecenteschi.

A destra dell’ingresso è conservato un frammento dell’antica decorazione ad affresco del XIV secolo che rappresenta un Madonna col Cristo deposto dalla croce di interessante fattura gotica. Sulla parete sinistra è collocato un bellissimo tondo marmoreo raffigurante la Madonna col Bambino, di scuola napoletana (1525-30) notevole per l’originale traduzione dello stile di Giovanni da Nola in modi quasi manieristici.

Tra le cappelle della navata maggiore la più interessante è la terza a destra, dedicata a S. Domenico, decorata nel 1733 su commissione del frate Domenico Pinto, così come ricordato dalla lapide dedicatoria. Gli stucchi, compiuti da maestranze napoletane, inquadrano affreschi raffiguranti storie della vita di S. Domenico firmate e datate (1733) da Francesco de Angelis, pittore formatosi nell’ambito stilistico di Paolo de Matteis e del tardogiordanismo provinciale. Altre tele di Francesco de Angelis si conservano nella seconda cappella destra.

L’intera navata unica è coperta dall’imponente e ricchissimo cassettonato ligneo, pregevole realizzazione di Giovanni Balducci detto il Corsi (Firenze, 1560 ca – Napoli, post 1631). Dopo una iniziale formazione alla bottega del Naldini e l’esperienza con Federico Zuccari per gli affreschi della cupola del Duomo, il Balducci raggiunse esiti notevoli nell’ambito del manierismo internazionale controriformista vicino allo stile di Santi di Tito. Attivo a Roma dal 1592 in numerose chiese (tra le quali S. Giovanni dei Fiorentini, S. Prassede, S. Giovanni in Laterano), nel 1596 seguì a Napoli il cardinale Alfonso Gesualdo, arcivescovo della città per il quale realizzò i dipinti del Duomo. Negli anni successivi furono molte le opere commissionategli per chiese e conventi cittadini napoletani ma anche per centri della provincia (Maddaloni, Piedimonte Matese) e per località calabresi. Il suo stile rimase legato agli stilemi del manierismo internazionale mantenendosi estraneo alle nuove linfe del caravaggismo.

Il soffitto di Maddaloni, realizzato nel 1604, illustra la Natività della Vergine, l’Incoronazione e la Visitazione ad Elisabetta nelle tre tavole principali; nei riquadri laterali sono raffigurati gli attributi mariani e quattro figure di profeti che predissero la venuta della Vergine (Geremia, Isaia, Davide, Salomone). La cantoria, collocata sull’ingresso, è in legno dorato ed è coeva alla realizzazione del soffitto. L’organo, malinconicamente abbandonato, è un lavoro dell’organaro Carlo de Sala eseguito tra il 1594 e il 1596. L’altare maggiore, in marmi policromi, di scuola napoletana del secolo XVIII, è stato privato, causa un recente furto, del bellissimo paliotto in marmi commessi. Nel presbiterio è collocato il coro ligneo, del 1608, a 2 ordini di seggi, di pregevole fattura negli intagli. Nella parete di fondo, Annunciazione, olio su tela di Emanuele de Mattheis (1729). I pennacchi della cupola conservano affreschi del Balducci raffiguranti le quattro virtù cardinali (Fortezza, Temperanza, Prudenza, Giustizia). A destra dell’altare maggiore si apre la Cappella del Rosario: sull’altare maggiore tavola con la Madonna del Rosario e Santi del Balducci (1604); ai lati Natività della Vergine e Presentazione al Tempio, grandi tele di Orazio de Martinis (1722). Dal transetto sinistro si accede alla cappella Carafa, destinata a sepoltura dei membri della famiglia ducale di Maddaloni; notevoli le quadrature, affreschi a finte prospettive architettoniche di dichiarato intento illusionistico, opera di uno sconosciuto artefice napoletano che le realizzò nel 1761 come fondali teatralmente disposti ad arricchire la lineare semplicità del monumento di Roberta Carafa (1603). Eccezionale è la presenza, sull’altare, di un dipinto di Mattia Preti (Taverna, CZ, 1613 – La Valletta, Malta 1699), “Cristo e Satana”, databile al 1656, splendido esemplare dello stile del Preti, caravaggesco sì ma con apporti evidenti del classicismo bolognese, soprattutto del Guercino. Il Preti, formatosi a Roma sulle opere di Caravaggio e dei suoi allievi, dopo un viaggio in Emilia (che fu occasione di conoscenza delle opere del Lanfranco), ritornò a Roma per realizzare gli affreschi di S. Andrea della Valle (1651). Dal ’56 fu attivo a Napoli (S. Pietro a Majella ed altre chiese) e, creato cavaliere gerosolomitano, si stabilì a Malta (1661) che divenne centro irradiatore delle sue opere.

Testo: Pietro Di Lorenzo

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