Limatola (BN) – la Chiesa di San Biagio e la piazza antistante

La piazza si pone ai margini della cosiddetta “Terra” di Limatola, la parte dell’abitato disposta intorno al colle sulla cui sommità sorge il castello feudale. In questo slargo sorge la parrocchiale di S. Biagio. Il canonico Varrone nel suo “Memorie istoriche di Limatola” (Napoli, 1795) data la chiesa al 1724, anno in cui il duca Francesco Gambacorta ne avrebbe curato la ricostruzione, nel luogo attuale, in sostituzione della più antica chiesa omonima esistente almeno dal 1113 nello spiazzetto ove oggi è una croce in ferro. Tale notizia è poco plausibile (Varrone non ebbe giudizi benevoli dagli storici suoi contemporanei). Senza voler escludere che l’antica parrocchiale, citata nella bolla di Senne, fosse nel luogo indicato dal Varrone (con l’orientazione est-ovest, archetipa per le chiese romaniche), l’edificio odierno è, più probabilmente, una realizzazione tardorinascimentale, esemplata, in scala ridotta ovviamente, sulla tipologia della chiesa controriformistica ad aula unica con cappelle laterali, architettonicamente legata ai grandi prototipi manieristici napoletani. Peraltro, la collocazione a margine del quartiere del rione Terra, ancor oggi caratterizzato da isolati di edilizia privata rinascimentale, e i documentati interventi di restauro del castello, promossi dai Della Ratta-Gambacorta, nuovi duchi di Limatola, dal 1518, ne suggeriscono una datazione intorno 1l 1550-1560. Indiscutibilmente a favore di tale ipotesi sono la concomitante presenza di elementi stilisticamente coerenti quali il semplice portale rettangolare, l’oculo cieco in piperno aperto sulla parete di fondo del presbiterio quadrato e la nitida composizione spaziale, basata su moduli volumetricamente semplici (semisfera della cupola, cilindro del tamburo, cubo del presbiterio etc.) accostati armonicamente. Inoltre, una iscrizione incisa sul portale, di disagevole lettura e parzialmente deteriorata, segna la data MDIC (1599) forse a chiusura del cantiere. Il 1724, citato dal Varrone, attesterebbe, quindi, non la ricostruzione dell’edificio ma solo l’inizio dei lavori di barocchizzazione, conclusi a spese del nuovo duca Giovanni Mastellone nel 1734, come ricorda la lapide inserita nella facciata della chiesa. Alla chiesa appartengono due interessanti dipinti coevi alla fondazione dell’attuale edificio. L’uno, pertinente ad una grande macchina lignea da altare, collocata nel presbiterio e di cui restano ampi frammenti, raffigura nella pala centrale una Madonna col Bambino e i Santi Biagio e Francesco, nella cimasa un “Compianto sul Cristo morto”, affiancato da pannelli con angeli, nella predella la Lavanda dei piedi, l’Ultima Cena e Gesù nel Getsemani. Il dipinto sembrava potersi ricondurre all’ambito del tardorinascimento napoletano, degli anni 1540/50. L’altra opera, tardomanieristica (inizio sec. XVII) raffigura “Cristo fonte della Grazia e dei sacramenti e i 4 Dottori della Chiesa Latina” (da sinistra: S. Gregorio Magno Papa, S. Girolamo, S. Ambrogio, S. Agostino). L’altare settecentesco, commissionato nel 1764 dal parroco Tommaso Scialla, è stato anch’esso, nel recente furto (ottobre 1999) vandalicamente danneggiato per asportarne fraudolentemente alcune parti.
La realizzazione della piazza si giustifica con il ruolo di nuovo snodo viario tra il nuovo centro del potere feudale (Limatola fu contea indipendente almeno dal 1509) e le due grandi parrocchiali urbane (S. Biagio appunto e S. Pietro, distrutta e di ipotetica ubicazione sulla strada verso valle, oggi scomparsa). Ancora nel Settecento, ai margini della piazza sulla antica murazione sorse una grande casa borghese.
Testo: Pietro Di Lorenzo

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