Limatola (BN) – Castello Ducale

Il castello di Limatola, punto di riferimento paesaggistico nella stretta vallata che il Volturno percorre dopo l’ampia ansa disegnata sotto il Taburno, nonostante lo stato di abbandono in cui versa dal ’43, è tra le più interessanti strutture militari della regione.

Non ci sono prove né archeologiche né documentali del fatto che il luogo su cui si erge il castello sia stato un presidio militare (arce) fin dall’età sannitica pur essendo documentata una frequentazione antica in tutta la vallata. Le prime notizie riguardo un Castrum Limatulae risalgono a fonti dell’epoca longobarda, periodo in cui dové esser costruita una piccola torre di avvistamento a difesa degli estremi possedimenti del giovane principato longobardo di Capua verso l’antica capitale Benevento e a vedetta contro le scorrerie delle truppe mercenarie arabe. Nella Bolla di Sennete, emanata a delimitazione della Diocesi casertana nel 1113, è citata la chiesa parrocchiale di S. Nicola “intra castellum”, a testimonianza dell’esistenza di strutture stabilmente usate a scopi militari se non proprio di un castello. Questo fu probabilmente edificato in epoca normanna (post 1160), quando la Contea di Caserta assunse una precisa fisionomia feudale. Il possesso dei Sanseverino di Lauro, potentissimi feudatari dell’unificato regno meridionale, consentì l’erezione di un grande edificio. Esso inglobò la torre longobarda e la vicina chiesa in una imponente pianta parallelepidica, di cui oggi sopravvive gran parte del perimetro, ancora in ottimo stato di conservazione e pregevolissimo per l’alta qualità del paramento murario esterno in tufo squadrato a vista. La chiesa di S. Nicola, oggi cappella interna al palazzo, conserva l’antico portale romanico in pietra calcarea che immette in un insolito ambiente a due navate. A testimonianza dell’antico splendore restano tracce delle fastose macchine lignee e di stucco dei due altari.

Un documento fondamentale per ricostruire le vicende del castello è il diploma regio del 27/9/1277 con cui re Carlo I ne finanziava il restauro a favore di Margherita de Tucziaco. Tali interventi sono ancor oggi documentati nei tre vasti ambienti, divisi ciascuno in tre campate, coperti con volte a crociera ad archi ogivali, ubicati sui due livelli dell’edificio sul lato verso il fiume.

In una schematica ricostruzione dell’evoluzione del manufatto, possiamo datare all’epoca della presa di possesso dei Della Ratta (1420) l’innalzamento del recinto più esterno del complesso, collegato alle mura del borgo, a chiusura completa del colle sul quale è fondato il castello vero e proprio. La configurazione tipologica dell’ala posta sull’attuale accesso della corte superiore, della corte stessa impostata come patio rinascimentale napoletano, su cui affacciano semplici finestre quattrocentesche, furono dettate dall’esigenza di adeguare il castello alle funzione residenziali di un palazzo. I danni causati dal disastroso terremoto del 1456 furono motivo di ulteriori lavori di ripristino e di decorazione. La trasformazione fu completata in grande stile dai Gambacorta (1518), nuovi feudatari, che vollero lasciare memoria di ciò sulle lapidi collocate sull’ingresso alla corte inferiore e alla cappella.

Nonostante le funzioni militari fossero notevolmente diminuite, nel corso del XVI secolo o al principio del XVII si realizzarono due veri e proprio bastioni, di cui quello verso il borgo dal lato del fiume ancora ben conservato; sulle fondamenta dell’altro, posto a guardia dell’ingresso al primo recinto, verso la fine del secolo fu realizzazione della foresteria. Il terremoto di Cerreto del 1688 fu occasione per avviare altri interventi ai quali forse si riferisce l’iscrizione 1696 nella corte bassa. A conclusione dei lavori, o poco dopo, furono commissionati importanti cicli figurativi, testimoniati dai bellissimi affreschi di ambito tardobarocco, ancora in gran parte leggibili al piano nobile e nella foresteria, sia a soggetti allegorici che tipicamente decorativi (quadrature prospettiche, grottesche etc.).

I domini feudali successivi su Limatola dei Mastelloni e dei Lottieri d’Aquino, non furono né lunghi né significativi da apportare sostanziali modifiche al grande complesso. Quando nel 1816 i Canelli, di cui gli attuali proprietari sono gli eredi, lo acquistarono per compravendita dai Carafa, il castello aveva già imboccato la malinconica strada delle manomissioni, delle superfetazioni, dei restauri arbitrari e infine dell’abbandono e del degrado totale, in cui oggi ci è giunto.

Testo: Pietro Di Lorenzo

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