Guardia Sanframondi (BN) – Castello

A controllo della valle Telesina, è sul punto più alto di un affioramento calcareo, imponente e scosceso. Le prime notizie risalgono all’età longobarda, come conferma l’etimo (da Warda, vedetta) e l’attestazione di “bicu de Fremondi” in un documento del 856, riferito alla presenza di un San Fremondo (monaco benedettino). Da esso prese il nome anche la famiglia normanna che dal 1134 al 1469 (con la parentesi dei Della Marra, dal 1395 al 1448) lo tennero in feudo, per lasciarlo poi ai Carafa, col titolo principesco, fino al 1806. La tradizione storiografica fa risalire la fondazione del castello al 1139, a cura di Raone, capostipite dei Sanframondo. Sicuramente ebbe danni ingenti dai grandi terremoti storici del Matese. Ma se i danni del 1456 furono restaurati (vedi cordolo in tufo e resistenza all’assedio del 1461), dopo il sisma del 1688 il castello probabilmente fu solo in parte riattato per usi agricoli e residenziali. L’attuale aspetto è frutto dei restauri, post terremoto del 1980. L’abbandono secolare ha causato la perdita di gran parte della stratificazione. La pianta è fortemente irregolare, ma sostanzialmente si configura come un rettangoloide molto allungato in direzione parallela alla catena appenninica. L’accesso è dal lato verso il paese, da Porta Francesca, per costringere l’assalitore ad un percorso esposto al tiro dei difensori. Al lato verso l’attuale piazza Castello, extramurale, furono accostate, forse già nel sec. XVIII, abitazioni borghesi. L’atrio di una di esse (oggi adibito a vendita tabacchi) conserva la cortina muraria esterna e la scarpa di una torre circolare. La muratura è in calcare locale, con blocchi irregolari, quasi mai squadrati. Il mastio principale, a due livelli, è ubicato nella direzione di Cerreto, ha forma rettangolare allungata in direzione antiappenninica, con una grande scarpa di base, completamente chiusa ad eccezione di due piccole finestre quadrate, appena sotto il toro marcapiano in tufo, e di un portale. Probabilmente, esso costituiva il più antico accesso, collegato con ripide rampe alle case del borgo. Le pareti laterali sono verticali e aperte da piccole finestre rinascimentali architravate, in calcare. L’ingresso attuale, all’estremità di una lunga cortina rettilinea (sorta sugli spalti una seconda cinta muraria turrita, contro il borgo) non sembra antico: è aperto a fianco di una torre cilindrica, originariamente più alta. Un altro accesso, con una rampa ricavata nella cortina muraria, è verso Porta Francesca. Alcune strutture divisorie interne non ricostruite sono all’interno del primo livello del mastio, che ha anche i resti di un antico camino e di un portale rinascimentale verso quella che è oggi la grande spianata superiore. Se fosse questa all’origine interamente o parzialmente coperta non è possibile affermarlo con certezza. Evidenze di altri ambienti coperti sono nella parete con i vani per le finestre, verso Porta Francesca. Il castello ospita la collezione di farfalle donata dagli eredi dell’avv. Pascasio Parente che raccoglie circa mille esemplari provenienti da tutto il mondo

Testo: Pietro Di Lorenzo

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