Frasso Telesino (BN) – Chiesa del Carmine e quartiere Tuoro

All’arrivo dell’antica statua della Madonna di Campanile a Frasso la principessa Giulia Gambacorta, decise di donare tutti i suoi averi per la realizzazione di una opera pia e di una chiesa, che nel 1663, alla morte di Giulia, era la sola costruzione conclusa. Nel 1700, Mons. Albani, vescovo di Sant’Agata, ordinò l’inizio dei lavori della nuova chiesa (l’attuale) che sostituì quella precedente (più piccola). A margine dell’insula del Monastero Gambacorta vi sono altri interessanti edifici settecenteschi nel quartiere Tuoro.

Sulla strada omonima, è la chiesa del Carmine, terminata nel 1881, sede di parrocchia dal 1916. Fu voluta da mons. Michelangelo Marcarelli che scelse un sito contiguo al palazzo avito. La facciata a capanna è sormontata da un campanile a vela a doppio ordine. Il portale, con arco mistilineo, è settecentesco e probabilmente portato qui da un altro edificio. O, come è ipotizzabile, riutilizzato dal palazzo contiguo, forse già dotato di cappella. Infatti, alcuni elementi inducono ad ipotizzare che il palazzo Marcarelli, oggi in chiare forme neoclassiche (portale del 1832, piano nobile) abbia unificato ed adattato edifici più antichi.

La chiesa del Carmine stessa potrebbe essere sorta adattando una piccola cappella privata preesistente forse persino all’attuale palazzo Marcarelli. Prova ne sono la sagrestia (già sala del piano nobile del palazzo) ed alcuni decori a losanga polilobata nella navata (non in stile con le altre decorazioni). L’interno, chiaramente ispirato a forme neoclassiche, è voltato a botte con decorazioni a stucco colorato anche sull’absidale e sulle pareti laterali, scandite da paraste con capitelli ionici. L’altare in marmo (1757) proviene da un’altra chiesa, così come le altre suppellettili (acquasantiera in marmo bianco con catino ellittico e lavabo in sagrestia).

La statua della Madonna del Carmelo è della metà dell’800. Nella cappella a destra se ne conserva il manto originale, in una teca vicino alla nicchia che ospita la statua di San Giuseppe (fine sec. XVIII). Tra i palazzi più interessanti quello che dagli anni ’60 ospita la canonica del Carmine. Ha un portale in pietra calcarea, con stipiti rettilinei poggianti e reggenti dadi, rispettivamente con una stella ed un fiore ad otto petali. Nella chiave di volta, lo stemma (croce latina su monte, con fascia) e la data “AD 1788”. L’atrio a volta a botte è ricoperto da un murales (dipinto in occasione di “Terravecchia” nel 1986 da J. Bauliegue). A destra si apre la scala, in muratura e voltata. Segue la corte, con ancora resti delle antiche ornie in pietra, su cui apre un piccolo giardino.

Testo: Pietro Di Lorenzo

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