Frasso Telesino (BN) – Chiesa di Campanile

Il nome è legato ad un toponimo dell’agro frassese, ancora oggi conservato, ove sorgeva un antico oratorio con cenobio il cui campanile era di riferimento per i viandanti e i contadini della zona. Dell’antico luogo di culto si perdono le tracce nel sec. XVI. In esso era conservata probabilmente la statua della statua detta di Campanile o del Soccorso. Nel 1652, a qualche decennio dal crollo dell’antico oratorio, Francesco Gambacorta (duca di Limatola, imparentato con l’omonima famiglia principesca feudataria di Frasso) chiedeva al Capitolo Cattedrale di Sant’Agata de’ Goti la restituzione della statua ivi traslata. Ma la costruzione dell’attuale complesso avvenne grazie all’iniziativa di Giulia Gambacorta, del ramo principesco di Frasso, terziaria francescana e volta a vita di penitenza e preghiera. All’arrivo dell’antica statua a Frasso, la principessa decise di donare tutti i suoi averi per la realizzazione di una opera pia e di una chiesa.

Alla morte di Pompeo, principe di Frasso, anche i suoi beni stabili confluirono nel fondo destinato al Conservatorio e al Monastero. Nel 1663, alla morte di Giulia Gambacorta, la sola chiesa era conclusa. Gli appetiti suscitati dalle ingenti rendite dei beni Gambacorta (di cui era titolare per testamento l’Università di Frasso) fecero sì che per 70 anni del monastero non se ne fece nulla. Nel 1700, Mons. Albani, vescovo di Sant’Agata, ordinò l’inizio dei lavori della nuova chiesa (l’attuale) che sostitìuì quella precedente (più piccola). I lavori del rustico si compirono in pochi anni: quelli per le decorazioni e per l’ultimazione del Monastero si trascinarono fino agli anni ‘80 del ‘700.

Un primo tentativo di introdurre l’ordine domenicano di San Sebastiano in Napoli (in cui erano monache proprio della famiglia Gambacorta) fallì per l’avanzata età delle sorelle. Solo nel 1742 presero dimora le Carmelitane riformate cui successero nel 1812 le Visitandine, che vi resteranno fino al 1919. Poi l’istituto sarà retto da laici e dalle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato. La facciata dell’attuale chiesa, forse risalente agli anni ‘40 del ‘700, è stretta e slanciata, ornata di semplici stucchi e reca al centro il monumentale stemma dei Gambacorta.

L’interno, di grande bellezza ed omogeneità stilistica, è a croce latina con cupola sulla crociera. Gli stucchi e la gran parte delle decorazioni risalgono al quarto decennio del ‘700, eccezion fatta per le statue ottocentesche ed i dipinti della Visitazione e dell’apparizione a S. Margherita Maria Alacoque. La statua policroma, databile tra il XIII e il XIV secolo (priva del trono originario), è una delle più interessanti Madonne romaniche campane prodotta da maestranze locali. Importante anche un Crocifisso ligneo del sec. XIV e alcune tele tra cui spicca quella con la Vergine con Bambino dipinta e firmata da Paolo De Majo nel 1765 su commissione di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo di Sant’Agata e donatore anche del Bambinello miracoloso ancora oggi conservato.

Testo: Pietro Di Lorenzo

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