Centurano (CE) – Chiesa di S. Bartolomeo

La chiesa sorge in uno dei casali casertani più antichi, già citati nella Bolla di Senne (1113). In tale documento, però, la chiesa non appare citata ma già nel 1178 (privilegio di Alessandro III) è riportato “ecclesia Sancti Bartolomei in loco Macerata”. La prossimità con l’omonima località ne fissa con certezza la data di esistenza. L’ubicazione è ritenuta essere coincidente con l’attuale almeno dalla fine del secolo XVI, periodo del quale si riscontrato importanti testimonianze architettoniche in alcuni dei bei palazzi superstiti sulla strada di collegamento verso San Clemente. Tra essi spicca il palazzo del cavaliere Francesco Donato de Helene, notaio, amministratore della principessa Anna Acquaviva, titolare del feudo casertano. L’edificio si segnala non solo per la sua volumetria imponente ma soprattutto per la cura nella definizione dei dettagli architettonici (loggia a tre arcate in facciata, cappella inserita nel prospetto principale) e decorativi (finestre dalle cornici calcaree, quadrante circolare in maiolica per l’orologio, stemma di famiglia sulla chiave di volta ed iscrizione del committente con la data del 1635). Nel 1858 la chiesa ebbe un intervento di sostanziale consolidamento statico e di radicale riorganizzazione dello spazio interno grazie ai fondi erogati dell’Intendenza di Terra di Lavoro. Il progetto seguito fu quello stilato nel 1856 dell’ing. Giovanni Rossi. Il quale, però, cancellò la stratificazione degli interventi precedenti. A quel periodo risale l’attuale facciata, delimitata da due paraste bianche (prive di capitelli) che sorreggono una cornice marcapiano, conclusa da un timpano triangolare. Sul fianco destro è un piccolo campanile a vela, anch’esso timpanato. Ai suoi piedi è la lapide del 1924 che ricorda i caduti della Prima Guerra Mondiale nativi di Centurano. L’interno è ad aula a pianta rettangolare, con soffitto piano. Il presbiterio è introdotto da un arco sulla sui chiave è il cartiglio S.[an] B.[artolomeo] A.[apostolo] 1908, forse relativo ad un ulteriore restauro, cui si possono riferire anche i due angeli laterali. La parete di fondo ospita la più interessante testimonianza d’arte del ‘600 a Caserta, la grande tela di Belisario Corenzio (Arcadia, Grecia 1558 – Napoli, 1645), datata 1631, raffigurante il Martirio di S. Bartolomeo. Si conservano altre tele, di scarso valore artistico (ma di fondamentale interesse storico): Le anime del Purgatorio (forse della metà del sec. XVII ma completamente maldestramente ridipinta), la Vergine del Rosario ed i santi (1723, di migliore fattura ma anch’essa ridipinta nella parte sinistra). Tra gli elementi scultorei di interesse sono le lapidi sepolcrali delle famiglie Daniele, Marzano (1671), Ricciardi e l’acquasantiera a vasca (di fattura popolare ma probabilmente del sec. XVII).

Testo: Pietro Di Lorenzo

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