Caserta (CE) – Emiciclo borbonico (Archivio di Stato)

Per Carlo di Borbone, la costruzione del Palazzo Reale di Caserta alle pendici dei Tifatini significava garantirsi da un lato una importante residenza di caccia dall’altro l’occasione di sviluppare, non distante da Napoli, un nuovo centro direzionale privo dei pericoli ambientali e sociali della affollata ed indifendibile capitale. Luigi Vanvitelli concepì e disegnò il palazzo e la città che le doveva sorgere innanzi assecondando le aspirazioni del re. Per dare la dovuta enfasi all’edificio, pensato per avere un ruolo anche su scala territoriale ed urbanistica piuttosto che meramente architettonica, Vanvitelli progettò la vasta piazza ellittica sul modello delle grand-place reali francesi e delle più antiche plaza major iberiche. Ma, ancora più evidente appare l’ispirazione alla piazza san Pietro di Bernini (1656-1667). Infatti, entrambe sono basate su una geometria ellittica anteposta all’edificio e ad esso collegata mediante un invaso quadrangolare (trapezoidale in Vaticano). Ma alla preferenziale direzione assiale della piazza berninana (cui si accedeva dalle due strette vie della Spina di Borgo, poi abbattuta per far spazio all’attuale via della Conciliazione, 1936) Vanvitelli preferì un tridente di strade, sul modello di piazza del Popolo in Roma (D. Fontana, 1586). Le strade dovevano irradiarsi nel territorio pianeggiante della Terra di Lavoro così da formare le prospettive privilegiate per inquadrare la statua equestre di Carlo (che doveva essere collocata sul timpano centrale della facciata) e la cupola sovrastante il doppio vestibolo (anch’essa mai realizzata). Inoltre, le lunghissime arterie dovevano costituire l’infrastruttura viaria del territorio. Abortita definitivamente la realizzazione della città, ridimensionate ed alterate le strutture del palazzo (torri angolari e cupola), gli emicicli furono distanziati dal palazzo e realizzati con molta lentezza ma sostanzialmente in linea col disegno di Luigi. Ancora nel 1812 l’emiciclo est era fermo alla sola testata verso il palazzo: i lavori furono terminati nel 1834. Rispettando la destinazione fissata da Vanvitelli, divenne una caserma (poi intitolata al generale Alberto Pollio). Tre i livelli attuali, di cui quello terranno ed il primo fuori terra adibiti a stalle (conservano ancora le belle mangiatoie) ed accessibili mediante rampe. Passata al Demanio civile nel 1995, dal 1997 la parte sud dell’emiciclo è stata destinata a nuova sede dell’Archivio di Stato, lasciando nella parte nord la residenza della Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione.

Testo: Pietro Di Lorenzo

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