Caiazzo (CE) – Museo “Kere” delle tradizioni contadine e popolari

L’idea di istituire un museo etnografico in Caiazzo nasce nel 1990 con l’attuazione dell’art. 23 della legge regionale della Campania n.67/88 sull’occupazione giovanile, allorquando il prof. A. Russo coordinò un gruppo di giovani per una ricerca intorno alla civiltà e alla cultura contadina e popolare sul territorio caiatino. Lo stesso fondò nel 1994 l’Associazione “Kere” (nome italico della dea Cerere), gruppo di volontariato, con la finalità di istituire e gestire in Caiazzo un Museo Etnografico zonale – considerata l’omogeneità geografica, morfologica, litologica ed economica del Caiatino – della cultura e delle tradizioni contadine e popolari.

Il Gruppo, consapevole che il vasto patrimonio di tradizioni e di oggetti della vita contadina e popolare rischia di uscire dalla memoria sotto i colpi della società della fretta e dei consumi e che un museo rappresenta un’enorme risorsa per un territorio, in termini di promozione turistica e come rivalutazione dell’immagine, ha inteso raccogliere e conservare in allestimento museale quelle testimonianze idonee a documentare alle giovani generazioni di oggi e a quelle future i ritmi dell’esistenza e i sistemi produttivi di un tempo legati a quella antica e faticosa arte che è appunto l’agricoltura e che il progresso della scienza e della tecnica in pochi decenni ha travolto.

Il Museo è stato finalmente aperto al pubblico nel luglio 1997 ed ha registrato un sempre crescente successo in termini di consenso da parte della pubblica opinione concretizzatasi in un’affluenza di visitatori, in buona misura forestieri, veramente entusiasmante (10.000 ca). L’afflusso al museo di visitatori e di gruppi scolastici provenienti da molte località della nostra regione, da zone limitrofe e occasionalmente da altre regioni d’Italia, testimonia che la conoscenza di questa istituzione è diffusa in un’area abbastanza vasta ed è in costante crescita.

L’allestimento è sistemato nei suggestivi ambienti dell’ex parlatorio delle Clarisse, del Conservatorio di vergini, cioè, fondato intorno al 1614-15 per l’educazione delle giovinette nobili di Caiazzo da don Giulio Cesare d’Ettorre, nobile caiatino e Vicario generale della Diocesi che allo scopo comprò molte case accorpandole e adattandole ad uso di monastero sotto il patrocinio della SS Concezione di Maria. Il pio luogo divenne poi monastero di clausura dell’Ordine di S. Francesco e con le regole di S. Chiara per disposizione di Urbano VIII, che, con Bolla del 14 dicembre 1643, accolse la petizione delle Monache mediante la Badessa del Conservatorio Antonia Tommasina de Simone, che fu poi la prima badessa della nuova realtà monacale. Il d’Ettorre per agevolare quest’ultima operazione, poco prima della morte aveva nominato erede di tutti i suoi beni il medesimo pio luogo. Nella seconda metà dell’800 la direzione del Pio Istituto passò alle Suore di Carità che con alterne fortune lo tennero fino ai primi anni sessanta di questo secolo.

I locali, abbandonati da alcuni decenni e soggetti alle offese del tempo e degli uomini, ricolmi di spazzature e calcinacci, appartengono all’ente morale “Opere Pie Riunite” di Caiazzo che con grande sollecitudine e sensibilità li ha dichiarati con atto deliberativo disponibili a questa nuova destinazione per quindici anni; essi sono stati ripuliti, bonificati e recuperati al nuovo uso dal paziente e faticoso lavoro dell’Associazione con un acrobatico impegno finanziario per effettuare anche lavori murari di consolidamento alle strutture.

Testo: Pietro Di Lorenzo

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