Aversa (CE) – Complesso di S.Lorenzo ad Septimum

Il complesso sorse a fianco dell’omonima chiesa di S. Lorenzo come abbazia benedettina forse prima ancora della nascita per fondazione della città di Aversa (tradizionalmente datata al 1030 ma forse nata sul casale di Sanctum Paulum de Averze già noto nel 1022). Segno dell’importanza che i conti normanni Drengot attribuivano alla presenza dei monaci è la fondazione, a poca distanza e pochi anni dopo, di un monastero benedettino femminile (S. Biagio). Ma se quest’ultimo fu presto inglobato nelle mura urbiche (sec. XIV), la maggiore distanza dal centro di S. Lorenzo ne garantì sempre l’isolamento tanto da farne il nucleo genetico del popoloso borgo omonimo. Il titolo “ad Septimum” ricorda l’ubicazione al settimo miglio dalla città di Capua sull’antico percorso della via Campana. La pianta della chiesa si ispirò ai modelli cluniacensi normanni già diffusi in area campana: tre navate su archi poggianti su pilastri con semicolonne antiche addossate e coro triabsidato. Al primo rifacimento, già nel 1098, ne seguirono altri, spesso per i danni sismici (crollo del campanile e chiusura del transetto), fino ai lavori che le diedero una veste decorativa barocca (notevole l’intervento di Andrea Malinconico per il soffitto ligneo e le tempere dell’abside, 1706). I lavori di consolidamento e di restauro, terminati nel 1995, hanno riportato in superficie molti elementi medievali della chiesa: nessuna traccia evidente, invece, dell’antica struttura del monastero. Le parti più antiche visibili sono: il chiostro piccolo, a tre luci per lato su pilastri in piperno, con i resti una vera da pozzo (coppia di colonne e architrave), nato tra la fine del ‘400 e i primi del ‘500 poi rimaneggiato (finestre del secondo livello); il grande e bellissimo chiostro rinascimentale, a due ordini su nove arcate per lato, poggianti su colonne; gli ambienti attigui (lo scalone, la grande sala attigua) con notevoli resti architettonici tardomanieristici. Le parti classicheggianti si devono all’intervento di Ferdinando Fuga (dal 1779). Il monastero, soppresso nel 1807, divenne prima un pensionato per fanciulle nobili (patrocinato da Carolina Murat), quindi dal 1818 orfanotrofio militare, e successivamente scuola tecnica provinciale. A queste fasi risale l’imponente edificio ottocentesco, a pianta rettangolare, posto in adiacenza al corpo seicentesco, su fronte strada e sviluppato su tre livelli fuori terra.

Testo: Pietro Di Lorenzo

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