Alvignano (CE), Chiesa di Santa Maria di Cubulteria (San Ferdinando)

La diocesi di Cubulteria è nota sin dalla lettera di papa Gregorio Magno (590 -604) e la chiesa di Santa Maria certamente ne fu la cattedrale. Ma ancora controversa è la datazione dell’edificio, oscillante tra il 6° secolo e il 967, anno della prima citazione della chiesa. E’ probabile una sua prima erezione in un sito periferico o extraurbano della città romana, forse anche prima del 6° secolo (come attestato per altre città diocesane campane). A seguito dell’abbandono definitivo della città antica, si suppone una ricostruzione/rioccupazione da collocarsi in età longobarda (8°-9° secolo). La muratura in mattoni, con tecnica listata e decorazioni, le tre navate su possenti pilastri che sostengono arcate sovrastate da ampie finestre, con resti di transenne in stucco e la copertura a capriate lignee documentano il linguaggio architettonico di transizione tra il tardoantico e l’altomedioevo. Persa la funzione episcopale, passata sotto il controllo dei vescovi di Caiazzo, la chiesa rimase riferimento per il borgo rurale di Cornello e fu intitolata a San Ferdinando (almeno dal 1348) perché ne aveva accolto la tomba. Sulla biografia di San Ferdinando vescovo restano molte incertezze. Già nel 1600 si era persa ogni memoria sull’età in cui visse il santo. Di Dario per primo fissa il suo episcopato tra il 1070 e il 1082. L’appartenenza alla famiglia reale aragonese fu frutto di un equivoco ingenerato da Alfonso I Trastamara d’Aragona (spesso in visita a Caiazzo) che confuse il suo avo San Ferdinando re di Castiglia con il nostro, certamente originario dell’Aragona ma non necessariamente di stirpe reale. Il ritrovamento del corpo del santo nel 1456 avvenne grazie al prodigio di una botte di vino che traboccò due volte durante la mietitura. Nel 1620, il vescovo Filomarino tentò di portare le spoglie a Caiazzo ma si scatenò un violento temporale e la mula incaricata della traslazione si inginocchiò. Ancora nel 1656 fu invocato con successo dalla popolazione di Alvignano contro la peste dilagante. Già nel 1776 (Trutta) la chiesa era isolata nei campi e nei pressi era solo l’osteria pubblica. Dei restauri certamente promossi intorno al 1620, epoca in cui si può fissare la ripresa del culto del santo, restano solo i due affreschi frammentari sulla mensa d’altare: sulla fronte verso l’aula col ritratto del vescovo San Ferdinando in un tondo; sul retro, una coppia di putti che aprono un tendaggio, che, probabilmente, incorniciava il vano in cui era posta l’urna. La lapide memoriale della traslazione del 9 agosto 1620 è oggi nella chiesa di San Sebastiano dove sono conservate le reliquie.

[Testo e immagini: Pietro Di Lorenzo, giugno 2019]

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