Alvignano (CE) – chiesa di San Sebastiano

La chiesa di San Sebastiano sorse dopo il 978 (data della bolla di Gerberto al vescovo di Caiazzo S. Stefano Minicillo, in cui l’unica chiesa citata in Alvignano è San Mauro) e prima del 1327 (Rationes Decimarum). In quell’anno, essa compare per la prima volta, peraltro con una rendita superiore alla stessa S. Mauro. Non ci solo elementi (né a favore né contro) per fissarne l’ubicazione nel sito attuale. La crescente prevalenza demografica (ed economica) del borgo di S. Sebastiano e della sua chiesa sugli altri casali (ancor oggi è la più grande, dopo l’Annunziata) è definitivamente attestata nel 1590 (Stato delle anime di mons. Ottavio Mirto Frangipane). Nello stesso documento si certifica la scomparsa della chiesa di S. Mauro. Introdotta da un’alta scala (1922), la chiesa ha facciata ed interni classicheggianti con ritardate eco rococò. Lo stato attuale dei luoghi è esito della ricostruzione del 1816-19 (post sisma 1805) che forse recuperò i volumi dell’edificio rinascimentale (probabilmente del 1512). La facciata replica quella della parrocchiale di Santa Maria degli Angeli in San Nicola La Strada (Vanvitelli con la collaborazione di Bernasconi e Patturelli, iniziata 60 anni prima). Ha due livelli, ed è tripartita da paraste (tuscaniche e ioniche) che inquadrano portali timpanati: agli estremi sono due pinnacoli piramidali. L’interno è a tre navate (coperte a botte e a vela) scandite da tre arcate per lato: ogni arco introduce un altare laterale. I pilastri sono decorati con paraste dai capitelli ionici (arricchiti da festoni) che sorreggono un’ampia trabeazione. All’incrocio tra il transetto, non sporgente (con un altare per lato), ed il presbiterio, rettangolare e profondo, è una finta cupola. Interessante il corredo di opere d’arte: fonte battesimale in pietra e Crocifisso ligneo dipinto (sec. XVI), lapide memoriale delle spoglie di San Ferdinando e lastre tombali terragne (secc. XVII-XVIII), tela con “Madonna col Bambino e i Ss. Sebastiano e Giovanni B.” (attribuita a N. M. Rossi, 1730-40), organo a canne coevo (firmato dal celebre organaro della Real Cappella, D. A. Rossi).

Testo e fotografie: P. Di Lorenzo, giugno 2015.

 

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