Napoli (NA) – Complesso di S. Patrizia

L’antica via Santa Patrizia, oggi intitolata a Luciano Armanni, è nel cuore della Napoli storica, della sua parte più antica. Infatti in questa zona sono ancora superstiti i resti del Teatro e dell’Odeon della città romana. Purtroppo le condizioni di conservazione del patrimonio artistico, ed in genere di quello edilizio, di questa parte del quartiere san Lorenzo sono le peggiori di Napoli. Degrado, superfetazioni assurde e scempi del Dopoguerra sono ovunque, nonostante ad appena un isolato di distanza ci siano le vie dell’arte (Tribunali, San Biagio etc.) famose in tutto il mondo. In questa, che è la parte più elevata del centro antico, proprio in virtù dell’orografia si ebbero insediamenti religiosi fin dai primi secoli del cristianesimo. Qui, compreso tra le attuali via Armanni, via Anticaglia e vico Limoncello, esisteva un antico cenobio di monaci basiliani, dedicato ai Santi Nicandro e Marciano, la cui datazione è da farsi risalire tra la metà del VI ed il VII secolo. Nel corso di lavori di scavo, effettuati tra il 1983 e il 1987, sono emersi i resti del cenobio e della fase altomedievale. Lo stesso scavo ha restituito strati (databili tra il VII e il XII secolo) privi di strutture architettoniche: essi testimoniano forse un abbandono del convento, sostituito da un cimitero e da ambienti sotterranei, di funzione non identificata. Ad un periodo successivo, intorno alla fine del sec. XIII, sono datati un locale interrato, un’ulteriore fase del cimitero ed un ambiente di nuova costruzione interpretato come cucina. E’ documentato che le strutture passarono dai Basiliani alle monache dello stesso ordine ed, infine, alle Benedettine. Esse, nel seco. XVI, ricostruirono il complesso, nel clima di fervore religioso e devozionale che ispirò il sorgere delle grandi insule conventuali e monastiche, viciniore e tuttora superstiti, degli Incurabili, di Regina Coeli e delle Trentatrè. Il complesso ebbe due chiese. La chiesa esterna, dedicata ai Ss. Nicandro e Marciano, fu rifatta nel 1607 da Giovan Marino della Monica. Essa è preceduta da un atrio aperto sulla strada per mezzo di un grande arco rinascimentale in piperno. Il portale vero e proprio è secentesco, in stucco, e reca sull’architrave un busto di Santa Patrizia. Da sempre segno di grande devozione popolare era il corpo di santa Patrizia, qui sepolta con due suoi servi, anticamente venerato dietro l’altare maggiore, oggi in San Gregorio Armeno. Una fonte ottocentesca riporta la notizia tradizionale che Patrizia fosse nipote di Costantino: perciò il convento viene fatto sorgere per volontà delle donne della sua corte addirittura anteriormente al 365 d.C. Sulla destra della chiesa il grande portale, in piperno, databile al primo ‘600, che costituiva l’antico accesso al convento. Attraverso esso si raggiunge il fianco sinistro della chiesa interna, più grande di quella esterna e ad essa ortogonale. I lavori realizzati per rendere la struttura funzionale agli scopi universitari, l’hanno curiosamente sezionata in più ambienti. Il portale,simile a quello all’esterno del convento, è preceduto da una duplice rampa di scale (manieristiche). La sua navata, è oggi una grande aula, ma conserva le bellissime modanature architettoniche in piperno degli altari laterali, costituite da paraste scanalate, poggianti su plinti rialzati, che sorreggono un ampio cornicione in piperno.La cupola, con affreschi di Luigi Rodriguez (1578 – 1648), è adibita a biblioteca; il tamburo ospita una specola. In un ambiente attiguo alla chiesa, è un affresco raffigurante l’Annunciazione, del secolo XVI. Dei due chiostri, entrambi sfigurati dagli interventi strutturali di fine ‘800, il minore conserva ancora resti rinascimentali, il maggiore, ha un bel giardino. Sulla volta del vano di passaggio verso la chiesa sono affreschi (grottesche e scene sacre) tardorinascimentali, mal conservati.

Testo: Pietro Di Lorenzo

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