Cerreto Sannita (BN) – Museo della Ceramica (S. Antonio)

La chiesa di S. Antonio ed il convento dei Francescani Conventuali furono fondati poco dopo la morte di S. Francesco nell’antica Cerreto. Travolta e quasi completamente distrutta la città medievale e rinascimentale dal disastroso sisma del 5 giugno 1688, l’abitato risorse in pochi anni (sostanzialmente entro il primo decennio del secolo XVIII) per volontà del duca Marzio Carafa, del vescovo De Bellis e dei suoi successori, delle famiglie benestanti e dei cittadini su disegno del regio tavolario (figura che riuniva le competenze attuali di architetto, ingegnere, geometra, agrimensore) Giovan Battista Manni, secondo un disegno urbanistico lungimirante e moderno. Il convento e la chiesa furono ricostruiti lungo l’asse viario principale della città nuova, in posizione centrale tra l’area “sacra” (Episcopio, Cattedrale, Seminario) e l’area “civile” (piazza S. Martino, Collegiata), con un impianto fuori scala rispetto al disegno urbanistico, tanto da interrompere l’asse viario secondario della città. Una prima chiesa, provvisoria, fu il vano oggi interposto tra il convento e la chiesa. Nel 1729 fu inaugurata la chiesa attuale, a croce latina, decorata con importanti opere (stucchi di G. B. Antonino, tele di Palumbo e Celebrano). A seguito del terremoto del 1805, perdute cupola e presbiterio originari, la chiesa fu ridimensionata nelle forme attuali e trasformata in rettoria. Con la soppressione murattiana, molte delle opere furono trasferite in Cattedrale e il convento dismesso. Nonostante i progetti (mai realizzati) del vescovo Longobardi (1819-23), per ricostituirvi una congregazione religiosa o un orfanotrofio, l’edificio in parte passò a privati e in parte rimase al Comune che compì numerosi lavori di adattamento, modificando radicalmente l’assetto originario. Nel corso dell’Ottocento, l’edificio ospitò il collegio – convitto “S. Pellico”, gli uffici del Comune, la Pretura, le scuole maschili, l’educandato delle Suore del Perpetuo Soccorso, la scuola d’arte. I restauri successivi al sisma 1980 hanno finalmente riportato alla luce parte delle strutture più antiche, in particolare recuperando la configurazione a grandi arcate (cinque per lato) del chiostro porticato. Dal 1995, vi è ospitato il ricco Museo della Ceramica, che raccoglie importanti manufatti (albarelli, piatti, acquasantiere, etc.) della celebre tradizione cerretana, già attività nella seconda metà del XVII secolo e rinnovata dopo il 1688 grazie all’esenzione fiscale concessa agli artigiani che vi si fossero trasferiti. Completano l’allestimento esempi provenienti da altri importanti centri di produzione italiana (Gubbio, Castelli, Deruta, Faenza).

Testo: Pietro Di Lorenzo

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