Casertavecchia (CE) – Cattedrale di S. Michele Arcangelo

La fondazione di una chiesa, nel sito dell’attuale cattedrale di Casertavecchia, è per tradizione fatta risalire all’età longobarda, a ragione del titolo ancor oggi intestato all’Arcangelo Michele, patrono nazionale dei guerrieri d’Oltralpe. I materiali di spoglio utilizzati forse già in quella primitiva costruzione si dicono provenienti dal tempio di Giove Tifatino, il che, però, sembra piuttosto improbabile visto che la distanza dell’edificio (i cui resti sono stati individuati sulla vetta del monte Tifata). Anche le vicende della nascita della sede vescovile di Caserta (detta in origine calatina, da Calatia) sono avvolte nell’incertezza. L’attuale edificio, in uno stile romanico lombardo fortemente contaminato con esperienze tipiche dell’architettura normanna siciliana e influenzato da stilemi orientali (arabi e bizantini), fu fondato dal vescovo Rainulfo (1113-29), ma i lavori proseguirono sotto l’episcopato del suo successore Nicola I (1129-37) per concludersi col vescovo Giovanni, nel 1153. Ad una successiva fase dei lavori risalgono il presbiterio e il bellissimo tiburio. I paramenti murari del fianco laterale destro, così come il tiburio, mostrano ampi resti della decorazione, tipica del periodo normanno anche in Campania, in conci di tufo regolari, a faccia vista, disposti anche a formare figure geometriche ed intrecci. Il campanile attuale fu voluto dal vescovo Andrea e completato entro il 1234. Sulla facciata, con timpano triangolare a finta galleria e decorazioni ad archetti, si aprono tre portali e due monofore, con archivolti riccamente scolpiti terminanti in protomi mostruose. L’interno, a croce latina a tre navate, è scandito da arcate su colonne con capitelli di spoglio e si conclude nel imponente zona presbiteriale, databile alla fine del XII secolo, scandita da imponenti volte a crociera su costoloni archiacuti, ed illuminata da curiose monofore con arco a ferro di cavallo. Tra le numerose opere d’arte conservate si segnalano: la cappella del Rosario, decorata dal vescovo Schinosi (1694-1734), a pianta centrale, al cui interno è un tabernacolo marmoreo rinascimentale (commissionato dal vescovo de Lambert, 1533 – 1541); il bel battistero gotico (la cui vasca è datata al VI secolo); il pulpito oggi visibile nelle forme volute dal vescovo Gentile (1604-16) che riassemblò frammenti di uno (o più?) amboni commissionati dal vescovo Stabile (1208-16); l’affresco della Madonna delle Grazie (sec. XIV); la tomba del vescovo Giacomo Martino (1360) nelle forme tipiche della scultura napoletana di scuola di Tino da Camaino; con straordinari recuperi classicheggianti e resti di affreschi coevi; il pavimento musivo ed il paliotto (anch’essi coevi all’ambone); il cero pasquale (inizi 1300); la lastra tombale del vescovo Azzo (1310) ai piedi del quale è una raffigurazione della “Civitas Casertana”; il sepolcro a baldacchino del conte Francesco Della Ratta (1359).

Testo: Pietro Di Lorenzo

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