Casapulla (CE) – Palazzo dei Marchesi Buompane

Il palazzo Buompane in via Fiume in Casapulla si colloca nell’ultimo isolato che si incontra sulla sinistra prima di giungere alla piazza dove sorge l’imponente parrocchiale di Sant’Elpidio. L’edificio attuale mostra una articolata e intricata stratificazione di interventi succedutisi nel corso dei secoli: alcuni di essi restano piuttosto oscuri e lasciano solo ipotizzare la struttura dell’edificio, altri relativamente più evidenti, suggeriscono volumetrie e datazioni più affidabili.
Un piccolo cortile (lastricato con ciottoli sciolti), retrostante la cappella, racchiuso da due ali a formare una U, sembra la parte più antica, di ispirazione tardo rinascimentale e di modeste, se non borghesi, aspirazioni edilizie. Rafforzano tale ipotesi la struttura tecnologica della muratura e dei materiali utilizzati (tufi squadrati in blocchi di medie dimensioni ma di discreta regolarità) e la disordinata (ma funzionale) distribuzione e dimensione degli ambienti, non risolta neppure nella ristrutturazione tardobarocca. In planimetria, il più antico edificio avrebbe avuto uno sviluppo sul fronte strada dal fianco destro della cappella, delimitato dalla viella, all’attuale accesso. Al piano terraneo, sopravvivono a testimonianza di questa fase più antica, tre vasti ambienti voltati in muratura, a crociera ribassata. Una plausibile datazione potrebbe oscillare intorno agli anni trenta-quaranta del secolo diciassettesimo.
Probabilmente, la seconda fase è da collocarsi ai primi del secolo successivo, forse proprio contemporaneamente alla costruzione della cappella, datata al 1704. Questa, a navata unica, si sviluppa per tutta l’altezza dell’edificio; è coperta con una volte a botte, decorata da articolati disegni in stucco. Alle pareti sono disegnate due campate, anch’esse scandite da stucchi bianchi. L’altare marmoreo è stato devastato da un furto che ha causato la scomparsa della tela dell’altare. Fu dedicata a San Giuseppe da Giulio Antonio Buompane, che la destinò a sepoltura della famiglia. Il pavimento, in cotto, reca importanti tracce di maioliche invetriate. In alto, sulla controfacciata, è il coretto, dalla bella balaustra lignea, danneggiata; su esso resta la cassa e poche canne dell’organo positivo. Alla cappella si accede dal fronte strada mediante un semplice portale segnalato da una cornice in stucco dal rilievo appena accennato, conclusa da una increspatura in corrispondenza della mezzeria dell’architrave che incorniciano un ovale al cui centro è un uovo in basso rilievo. Danno luce alla cappella, oltre alle due piccole finestre rettangolari che affacciano sulla viella laterale, la grande finestra posta sul portale, con la cornice perfettamente uguale alle altre della facciata, così da dissimulare la presenza del volume della cappella stessa. Completa il piccolo luogo di culto, il notevole campanile a vela, a doppia arcata, con due campane, dal sorprendente timpano mistilineo e dalle due piccole volute barocche poste a raccordo dell’inserimento della sua base nel tetto.
La facciata è probabilmente appena successiva alla costruzione della cappella, a dare veste elegante e solenne uniformità al nuovo palazzo (forse dall’attuale atrio all’estremità sinistra dell’edificio). E’ leggermente concava, accentuata poco prima del portale. Questo e il più piccolo e sacrificato accesso alla cappella ritmano in modo straordinariamente originale ed efficace nella lettura architettonica dinamica e su scala urbanistica. Infatti, i nove moduli regolari (a piena altezza) che compongono la facciata si distribuiscono rispettivamente quattro a sinistra dell’accesso alla corte principale, uno in sua corrispondenza, tre dalla destra del portale alla sinistra della cappella e uno a mascherare quest’ultima. Il piano terreno è illuminato da finestre rettangolari circondate da leggere cornici in stucco, a modanature successive, appena rilevate dal paramento dell’intonaco liscio. Delimitano verticalmente gli estremi della facciata due fasce verticali, sempre in leggero aggetto sulla superficie, che ci congiungono senza soluzione di continuità alla fascia che corre sotto il cornicione e che, in corrispondenza di ogni finestra del piano nobile, disegna dei quadrati al centro dei quali (tranne che nei primi tre moduli dal lato destro) si aprono le finestre che illuminano il “suppigno”. Successiva alla concezione della facciata è la trasformazione delle prime quattro finestre sulla destra in balconi: lo si intuisce dalla loro banale semplicità, non migliorata dalle cornici delle soglie degli aggetti e, soprattutto, dal fatto che il balcone sulla cappella nasconde e mortifica la soluzione decorativa del portale della stessa. Il portale di accesso è anch’esso contornato da un semplice cornice a risalti digradanti verso la superficie muraria ma trova un scatto di orgoglio tutto barocco nel bizzarro cartiglio posto in posizione di chiave. Le cornici delle finestre, tutte uguali, sono decisamente rettangolari, su un modulo piuttosto che produce una percezione di slancio verso l’alto, soprattutto nella visione laterale e dinamica. Viste di prospetto, invece, risultano sorprendentemente più classiche, composte, solenni, turbate solo dal rigonfiamento superiore delle cornici. Anche qui, il gioco di contrasti produce movimento e animazione: il timpano, triangolare, galleggia su due schiacciati capitelli, piatti e privi di decorazioni. L’interruzione al centro del timpano è occasione per mettere in scena una bellissima rocaile. La struttura di questo corpo si rifà a quella tipica dei palazzi nobiliari di Capua: tre livelli di cui quello terraneo e quello sommitale (assai più piccolo in altezza) destinato ai servizi ed un solo piano nobile centrale.
Il ritmo assai articolato delle bucature della facciata, la concavità della stessa, il ricco contrasto luminoso ottenuto dalle cornici delle finestre del primo piano realizzano un effetto di grande ricercatezza urbanistica, indice di un disegno architettonico di grande maestria e di non comune personalità: valgano come definitive osservazioni la capacità di rinunciare alla disposizione simmetrica della facciata, dalla sua funzione di mascherare le strutture antiche e di accompagnare lo sviluppo dell’ala nuova e, soprattutto, la dolce ma efficacissima curvatura della parete.
Il portale dà accesso ad un atrio, con volta a botte, suddivisa in due campate da quattro unghie laterali. Al centro della volta è affrescato lo stemma della famiglia, sostenuto da due angeli “adulti” (con trombe) e da due puttini alati. Il tutto sottolineato da svolazzi di drappi e suggellati dalla corona marchesale sommitale.
La corte interna è di forma rettangolare ed è interamente lastricata in blocchi di calcare. Da essa si colgono altri elementi utili ad ipotizzare l’evoluzione del complesso edilizio. Infatti, su essa affaccia il prospetto interno del corpo di fabbrica che corre lungo la strada. Il piano terreno non mostra particolare interesse. Il piano nobile è illuminato da tre finestre (le cornici richiamano in forma assai semplificata e priva dei timpani quelle della facciata principale), disposte in modo apparentemente irregolare. Una quarta finestra (della quale si scorge l’orma della tompagnatura sotto l’intonaco) fu certamente occultata dal vano neoclassico della scala, a rampa unica, a giorno. E’ possibile che ci fosse una quinta finestra (oggi sarebbe all’interno dell’ala alle spalle della scala) prima di quella che oggi apre sulla corte piccola. Quindi, la grande scala, tutto il corpo di fabbrica in cui è inserita e la lunga ala ad essa contigua, disposti ortogonalmente al corpo di fabbrica principale, intervennero (in uno stile di transizione verso il neoclassico maturo) ad ampliare notevolmente la casa settecentesca, probabilmente negli anni a cavallo tra fine ‘700 e il primo decennio dell’800. Il cortile si apre verso il giardino grazie ad un cancello guardato da due pilastri, fiancheggiati da due muri dall’alzato profilato a forma di curva. Da questo parte un viale che costeggia la lunga manica nuova. Questa ha tre livelli: il terranno (destinato a servizi) e due piani nobili (di cui il primo di rappresentanza). Chiude il cortile un braccio, decisamente ottocentesco di stampo borghese, a soli due livelli.
Anche qui, la personalità (di notevole rilievo) dell’architetto intervenuto appare in tutta la sua forza: la scala non si dispone al centro dell’imponente corpo di fabbrica; la decorazione architettonica della scala è di grande pregio per la disposizione degli ordini e per l’eleganza del bugnato di base; il disegno deciso del belvedere sommitale, affiancato dalle canne fumarie coperte da bei comignoli in pietra. Peraltro essa serve tutti i piani abitabili, nobili e di servizio della casa, alternativamente sulla sinistra per quelli dell’ala nuova, sulla destra per l’ala settecentesca e antica. Il belvedere è affrescato con vedute di paesaggio, probabilmente per integrare illusionisticamente cioè che si vede dalle quattro finestre e che i muri altrimenti occulterebbero.
Gi interni sono di straordinario interesse per le decorazioni superstiti che si rifanno ad almeno tre epoche. Negli ambienti del corpo settecentesco sopravvive (nell’ambiente al di sopra dell’atrio) la decorazione antecedente: le travature del solaio di copertura sono completamente ricoperte da carte da parato a fiori (fine sec. XVII) al di sotto delle quali sono cornici che circondano l’intera sala. Probabilmente, allo stesso periodo risalgono le decorazioni simili (ma meno ricche) degli ambienti (piuttosto piccoli e dall’aspetto angusto) del corpo più antico. Di tutt’altro rilevo e prestigio è la decorazione del salone grande, l’unico che gode della luce di due finestre: alle pareti quadrature architettoniche trompe-l’oeil di ottima qualità e di straordinaria efficacia, ben conservate; su un lato una boiserie in legno (stuccata e dorata) che apre su una piccola stanza (le cui decorazioni sono state totalmente riprese in stile neobarocco tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento); un grande telero, anch’esso in quadratura, con uno squarcio architettonico mozzafiato verso l’alto, affollato di colonne e pilastri a simulare un grande volume costruito. Dalla sala si ha accesso al coretto della cappella; nella saletta attigua (comunicante mediante la boiserie) c’è un altro coretto privato, questa volta a finestra. Anche le altre sale lungo la facciata principale recano decorazioni a volte piuttosto integre e volte solo in tracce (sovrapporte, cornici delle sale, soffitti lignei coperti da carta decorata, teleri e pareti scialbate).
L’ala nuova reca decorazioni sono nel primo piano. L’appartamento si configura come uno straordinario esempio di interno alto borghese dei primi due decenni dell’Ottocento. Sopravvivono pressoché intatte cinque sale: nelle altre si scorgono le decorazioni coperte (al di sotto delle scialbature). Delle cinque sale verso Sud sono una piccola ma interessantissima sala da musica (le sovrapporte raffigurano nature morte che compongono gruppo di strumenti musicali) col soffitto e le pareti contornate da tralci di vite con grappoli d’uva in monocromo, di buona fattura. Segue, sullo stesso lato, un ampio salone con nella volta “Galatea e le ninfe” (la sala è l’unica dell’ala nuova con due porte-finestre), in contesto di composto richiamo alla classicità. All’estremità Ovest, contiguo al salone, è un bellissimo gabinetto alla pompeiana, completamente decorato a grottesche, pareti e volta. Spiccano i sei monocromi su fondo rosso “pompeiano” con temi mitologici (riti misterici?) posti alla sommità delle pareti; altri quattro riquadri (due di piccole dimensioni) sono nella volta (ritoccata in stile “floreale” ai primi del Novecento). Di grandissimo interesse i presunti ritratti dei Buompane in quattro riquadri che simulano quadri appesi alle pareti; al centro delle pareti sono quattro eccellenti vedute: il porto di Pozzuoli e il golfo di Baia dalla via Campana; il rione Terra da Bagnoli; il lago d’Averno; veduta non identificata. Nella sala seguente verso Est alla cornice decorata (di discreto interesse per lo stile ancora oscillante tra tardosettecento e spirito neoclassico) sono sottoposte tre interessantissime vedute “archeologiche” immerse in paesaggi ideali di stampo bucolico pre-romantico con: l’Anfiteatro Campano, le Carceri Vecchie e (presumibilmente) Casilunum sul Volturno o il ponte di Annibale a Triflisco. Anche la sala successiva ha la volta decorata in stile classico.

Testo: Pietro Di Lorenzo

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