Marcianise (CE) – Chiesa di S. Carlo

La chiesa di S. Carlo sorge nella piazza principale, già dal ‘600 sede del mercato, ove, forse, nei secoli precedenti sorse il Castello. Non se ne conosce la data di edificazione, ma già alla metà del sec. XVI dové esistere un piccolo edificio, a navata unica, coperto da cupola, in gran parte leggibile, trasformato nel 1763, con ribaltamento dell’altare, nella Congrega di S. Gennaro (committente fu il canonico Giulio Foglia, raffigurato in un tondo affrescato). La vicinanza di palazzo Argenziano (ed il matroneo che ancora oggi aggetta nella chiesa) aveva indotto ad ipotizzare che fosse nata come cappella gentilizia privata. E, invece, un documento del 1638, pubblicato dall’arch. S. Costanzo, riconduce la sua fondazione “per devozione del popolo, dei Governatori ed economi” dell’AGP nei cui beni restò prima di passare al Comune. La funzione collettiva fu subito tale da accogliere persino alcune riunioni delle assemblee popolari (per esempio nel 1652). L’aspetto attuale è da ricondursi agli interventi, statici e decorativi, realizzati da Gaetano Barba (1730-1806), artefice responsabile di molte altre fabbriche in Marcianise negli anni finali del ‘700, ed ai restauri dei primi del Novecento (cui si deve ad esempio l’apparato decorativo in stucchi, marmi e oro). In particolare, Barba intervenne sulla facciata (ricostruita ex novo) nelle forme attuali, classicheggianti, ed affiancata da un campanile, prima non esistente, realizzato nelle forme e nella ubicazione attuale per garantire l’equilibrio statico al prospetto principale. Le lesene risalgono allo stesso intervento, forse datato al 1776 (come riportato sulla pedata del primo gradino della scalea di ingresso). La navata, unica, con arcate poggianti su pilastri addossati alle pareti laterali, ha un presbiterio quadrato, non sporgente dal corpo principale, su cui si eleva l’altare maggiore. Esso conserva una macchina lignea con colonne e timpano spezzato (forse non pertinente al dipinto che oggi incornicia) al cui centro è la tela secentesca raffigurante la Madonna col Bambino, S. Giuseppe, e, ai piedi, tra gli altri, i santi Carlo Borromeo, Gennaro, Lorenzo, Domenico e Stefano. L’antica cona dell’altare maggiore, con “S. Carlo tra gli appestati”, di Maltese, è oggi al centro del cassettonato ligneo (ove fu collocato ai primi del ‘900). Di grande interesse sono anche (entrando da sinistra): il “Pentimento di S. Pietro” (sull’altare Foglia dedicato nel 1696), un dipinto raffigurante le Anime del Purgatorio (oggi sulla parete sinistra, originariamente ubicato su quella destra), una Madonna col Bambino e Santo Cardinale (sec. XVIII), una Madonna col Bambino con Santi di Oratius de Martinis (1709). Completano l’arredo un altare settecentesco in marmi policromi, le acquasantiere coeve e il pulpito a baldacchino in marmo (sec. XX).

Testo: Pietro Di Lorenzo

si ringrazia il rettore mons. Salvatore Foglia per l’ospitalità

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