Dugenta (BN) – il Borgo antico

La prima testimonianza è in un diploma dell’833 di Sicardo, principe di Benevento, in favore del Monastero di S. Vincenzo al Volturno. Il castello sorse a controllo di una delle vie più importanti dell’antichità. Il borgo medievale gli crebbe intorno, sfruttando la conformazione naturale del terreno, elevato e circoscritto dal torrente S. Giorgio. Lo sviluppo urbanistico a fuso fu incentrato sulla fortezza che, con i suoi bracci murari intervallati da torrioni (alcuni ancora ben conservati nonostante gli addossamenti in aderenza di alcune case a partire dal ‘700) racchiuse e protesse l’abitato. Le prime notizie documentate del castello e del feudo si riferiscono alla dominazione angioina quando li ritroviamo intestati alle famiglie De Vesis e Saliaco. Poi il possesso passò a Lodovico De Roberiis, l’11 dicembre 1282, e ancora a Roberto de Herville e da questi a Guglielmo di Vandemonte e a Filippo di Vallecublana. Inglobata nella contea di Caserta sotto i Caetani, Dugenta ne seguì le sorti fino al possesso dei Della Ratta; infine dal 1575 fu acquistata dalla famiglia Corsi. Il castello, interessante struttura stratificata ma di sostanziale aspetto rinascimentale, è ancora oggi proprietà privata. Negli anni Ottanta, a seguito del terremoto dell’Irpinia e per lo sfaldamento della roccia tufacea su cui sorge, è solo parzialmente conservato per il crollo di tutta la cortina verso l’esterno del borgo. Le porte del castello dovevano essere almeno due, a sud, dove sono ancora evidenti i fori dei cardini, e forse a nord completamente distrutta. L’edificio presentava alte cortine, poggianti su imponenti scarpate di base, intervallate da torri cilindriche, una sola delle quali sopravvive. Anche delle finestre

La Chiesa Arcipretale di S. Andrea, posta nel recinto del castrum, è una delle più antiche di tutta la Diocesi di S. Agata de’ Goti; nelle sue vesti attuali non è più riconoscibile la sua origine perché essa fu ricostruita dopo le distruzioni causate dai terremoti. Occorrerebbe una indagine mirata sulla struttura per definirne l’esatta datazione di fondazione. La si dice consacrata durante il soggiorno di papa Pasquale II (1110 – 1112), in viaggio verso Benevento; le fonti ricordano, poco dopo, anche la presenza di Alessandro III (1159 -1181). Se ne conosce qualche dettaglio storico diretto dai documentati, a partire dal 1539, delle Sante Visite conservate nell’ A.D.S.A.G.. La facciata è molto semplice; il campanile è a cuspide maiolicata e domina, e allo stesso tempo conferisce peculiarità urbana, alla cittadina. L’interno, a navata unica con abside che accoglie l’altare principale, è decorato con paraste colorate. La chiesa è stata restaurata nel 1932 dall’Ing. Arch. F. Guarino; più recenti interventi hanno portato alla luce affreschi parietali di modesta fattura. La piazzetta antistante, pur negli ammodernamenti intervenuti, conserva l’aspetto arcaico degli insediamenti spontanei, rotto solo dall’imponente mole del palazzo, sorto a cavallo delle mura, forse nel ‘600, età di cui conserva alcune delle finestre e l’imponente scalea di accesso al piano superiore.

Testo: Pietro Di Lorenzo

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